Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Un altro racconto breve di
Iryna Chumakova
Il giovane leghista di trent’anni posa sorridente ed impettito insieme con la
sua donna davanti alla telecamera, con orgoglio sa di apparire in una delle più
quotate tv locali, rigorosamente della Lega. In paese parleranno tutti di lui
che ha partecipato all’ormai leggendaria manifestazione di Pontida, allestendo
un piccolo gazebo. Una sorta di sfida tra i vari gruppi partecipanti, ogni
gruppo vuol far vedere di essere valido, sia in politica, sia nel commercio sia
nell’azione… parlano del volantinaggio di domani davanti a tutte le scuole della
Padania, per sostenere la disuguaglianza sociale tra un cittadino Padano e un
cittadino del sud, e anche per cacciare via questi folli immigrati clandestini
che attentano alla sua incolumità.
"Oggi – dice davanti la telecamera - queste nuove generazioni di giovani sentono
molto di più sulla propria pelle le problematiche di immigrazione, di sicurezza
e vogliono vivere nella propria terra senza la paura di essere rapinati da
extracomunitari che, nascosti sotto la cosiddetta "integrazione", cercando di
fregarti. No... basta! lo dobbiamo impedire a tutti i costi.
la Lega è tornata di moda, ha successo tra i giovani per la comunanza di
linguaggio, di mentalità, di azione. La Lega Nord è una confederazione di più
movimenti politici
autonomisti
che attualmente ripropone il progetto di uno
Stato
federale e si batte per l'attuazione di norme più severe per contrastare l'integralismo
islamico; enfatizza anche la lotta all'immigrazione
clandestina."
Il giovane continua a parlare con maggiore tracotanza, ma all’improvviso cade a
terra privo di sensi. La sua malattia, dovuta ad una malformazione del cuore
congenita, ha avuto la prevalenza.
Trasportato di corsa in ospedale risulta subito un caso disperato… occorre un
trapianto del cuore; lo sapeva e aspettava da tempo la disponibilità
dell’organo.
…Intanto l’unico genitore in vita di Niko, ha dato il via libera alla donazione
degli organi del figlio, morto proprio quella mattina in una strada lì vicina.
Niko è un Rom, di una comunità Sinti, lombarda.
"Credo che la donazioni di organi - conclude il padre fra il pianto -
rappresenti un'espressione di altissima solidarietà , mio figlio sarebbe
d’accordo."
Dopo l’operazione riuscitissima ed una breve convalescenza, il giovane leghista
torna a vivere, compra un mazzo di rose bianche e si reca al cimitero, curioso
di conoscere il benefattore. Apprende cosi la verità, lascia i fiori nella tomba
e torna a casa piangendo… finalmente un "cuore nero" continuerà a battere sotto
la sua camicia verde.
IRYNA CHUMAKOVA
Di Fabrizio (del 23/08/2008 @ 09:20:55, in Europa, visitato 1736 volte)
Da
Czech_Roma

Più impegno per aiutare i Rom nei ghetti
Most, 18 agosto (CTK) - Dzamila Stehlikova, Ministro per i Diritti Umani e le
Minoranze, ha detto lunedì scorso alla stampa che la città ceca di Most, base di
una grande comunità Romanì, ha ufficialmente riunito una dichiarazione
sull'associazione locale per migliorare la vita nelle località socialmente
escluse.
Il progetto di associazione locale è partito dall'Agenzia governativa per
l'Integrazione Sociale, fondata dall'ufficio della Stehlikova e sta funzionando
da aprile.
Most è una delle 12 località in cui l'agenzia ha gradualmente stabilito le
sue filiali.
Stehlikova ha detto che la dichiarazione è già stata firmata in tutte le
località, eccetto la città di Ostrava, nord Moravia, dove la firma è prevista
per il 25 agosto.
Oltre a coordinare i passi fatti dalle municipalità verso la graduale
eliminazione dei ghetti, l'agenzia governativa aiuterà anche a gestire i fondi
UE per migliorare la situazione nell'istruzione, impiego, sistemazione e sanità
dei Rom, come pure a combattere il crimine e la dipendenza da droghe nella
comunità.
A Most, l'associazione comprende l'ufficio municipale, quello del lavoro e le
OnG, ha detto Stehlikova.
I partecipanti all'associazione di Most valuteranno i singoli progetti alla
scopo di rallentare e poi eliminare l'esclusione sociale nelle località
malfamate come il quartiere di Chanov.
Marek Podlaha, il direttore dell'agenzia, ha detto che la prima cosa da fare
è uno studio sul campo che deve essere accluso alla domanda di sovvenzione.
This story is from the Czech News Agency (ČTK).
Di Sucar Drom (del 23/08/2008 @ 11:57:21, in blog, visitato 1797 volte)
"Le mie figlie, trattate come dei cani"
"Perché gli italiani ci odiano?". Se lo chiede Miriana Djeordsevic, madre 30enne
di Cristina e Violetta, le due ragazzine rom di 15 e 13 anni morte a luglio a
Torregaveta, sul litorale flegreo. L'interrogativo dà titolo a un articolo
pubblicato sull'Observer, domenicale del quotidiano in...
Lourdes, Sinti e Kalè in pellegrinaggio
Da domani, i dintorni di Lourdes si riempiranno di roulotte e almeno 40 mila
Kalè e Sinti pregheranno davanti alla grotta della Vergine. L’occasione è il
pellegrinaggio, presentato stamani presso i Santuari di Lourdes, che si
concluderà il prossimo 25 agosto. Il pellegrinaggio...
Santa Margherita Ligure (GE), Tigullio a Teatro
«Lo spirito di questa rassegna è portare una ventata di cultura profonda anche
in piena estate, dimostrare che oltre al cabaret in agosto si possono proporre
spettacoli che fanno riflettere». A parlare è Pino Petruzzelli (in foto):
autore, attore e ...
Dribblare sui fatti, vizietto degli onorevoli
A un politico di una certa età, che ha attraversato tutto l'arco costituzionale,
dovrebbe essere chiaro da che parte siamo stati e stiamo. Eppure, anziché
entrare nel merito dei problemi da noi sollevati, si continua con la facile
accusa di cattocomunismo. Una volta eravamo conosciuti come un giornale di g...
Milano, trenta famiglie saranno cacciate da via Triboniano
Almeno venti o trenta famiglie rischiano lo «sfratto». La situazione, ammette il
vicesindaco Riccardo De Corato, «non è soddisfacente, a settembre daremo una
stretta e molti se ne dovranno andare». È passato più di un anno e mezzo da
quando i Rom rumeni di via Triboniano firmarono con il Comune e le associazioni
d...
Milano, la federazione incontra il Prefetto Lombardi
Il 30 luglio 2008, una delegazione della federazione Rom Sinti Insieme ha
incontrato il Prefetto Lombardi, Commissario per l’emergenza “nomadi” in
Lombardia. La delegazione della federazione era formata da Radames Gabrielli
(Nevo Drom, vice presidente della federazione), Eva Rizzin (Sucar Drom e
OsservAzione, consi...
Partito Democratico, l'ipocrisia nella festa nazionale
E' stata presentata la prima edizione della "Festa Democratica", la festa
nazionale del Pd che si terrà alla Fortezza da Basso di Firenze dal 23 agosto al
7 settembre. Durante queste due settimane sono previsti incontri e faccia a
faccia tra i big del partito ed esponenti della maggioranza, della sinistra e
del mondo sindacale (qui il programma...
Reggio Emilia, ancora si discute sulla prima “kampina”
Il confronto negli organi istituzionali e con la città sul progetto ‘Dal campo
alla città’ per l’inclusione sociale di un nucleo familiare di Sinti reggiani è
stato ampio e trasparente. Basti ricordare che sono state tre le sedute del
Consiglio comunale dedicate all’argomento, una seduta di Commissio...
“Sporco negro”… e non succede niente
L’episodio è noto, anche se i giornali di oggi trattano la notizia in cronaca,
con scarsa incisività e versioni simili, da verbale di polizia: un giovane di
colore, 24 anni, picchiato e insultato da un branco di deficienti nostrani a
Genova. “Sporco negro, puzzi”, e via con calci...
Torino, sfiorata la tragedia
La piccola Pompea non poteva sapere a quale pericolo sarebbe andata incontro. A
quattro anni da poco compiuti, quella presa della corrente era solo un gioco
come un altro. Un oggetto da tormentare, da esplorare centimetro per centimetro.
Come fanno tutti i bambini piccoli con le cose che non conoscono. Fino a quando
le sue diti...
Io non sono razzista...
Alcuni anni fa, all’epoca delle prime rozze manifestazioni di linguaggio
xenofobo e pararazzista di cui si servivano e si servono diversi esponenti della
Lega Nord, è circolata per alcuni mesi, divenendo celebre, una barzelletta che
mirava a stigmatizzare con un paradosso, qu...
Reggio Calabria, l'Opera Nomadi chiede al Sindaco di cambiare rotta
Dopo un anno esatto dalla demolizione dell’ex caserma 208, sei famiglie rom che
avevano abbandonato l’insediamento perché il Sindaco aveva promesso loro
l’assegnazione di un alloggio in dislocazione entro dicembre 2007, ancora oggi
non hanno una casa. Tre famiglie vivono in albergo da ...
Di Fabrizio (del 23/08/2008 @ 17:13:47, in blog, visitato 2012 volte)
Mentre stavo cercando di eliminare il
malware che sino a settimana scorsa infettava la Mahalla, ne ho
approfittato per ripulire l'home page, togliendo alcuni link e qualche immagine
o collegamento che rendeva più difficile caricare la pagina iniziale.
Poi, dato che questo è soprattutto un sito di informazione (o almeno, così mi
pare), ho caricato dal
laboratorio
di dBlog (grazie
Marlenek!) un plug-in che inserisce, in fondo ad ogni post, 16 icone
(quelle nuove immagini che sono apparse) con i relativi link a servizi di
social
bookmark. I social bookmark sono dei siti che permettono di condividere i
preferiti con altre persone, aggiungere descrizioni, commentare i preferiti
degli altri, effettuare ricerche, trovare persone che hanno i vostri stessi
gusti e quindi scoprire nuovi siti. Per segnalare un articolo del blog ad un
sito di social bookmark: basta cliccare sull'icona ed inserire (chi è iscritto)
la userid e password del relativo servizio.
Spero che queste novità vi piacciano e siano utili. Fatemi sapere.
Di Fabrizio (del 24/08/2008 @ 09:07:07, in lavoro, visitato 2437 volte)
Da
British_Roma
di LUCIA KUBOSOVA
Secondo le ultime cifre del Ministero degli Interni di giovedì 21 agosto, il
numero degli immigrati in cerca di lavoro dall'Europa centrale ed orientale
verso la Bretagna è caduto al livello più basso da quando i paesi post-comunisti
si sono uniti all'Unione Europea nel maggio 2004.
La GB è stata uno dei tre stati dell'Europa occidentale che hanno aperto il
proprio mercato del lavoro ai nuovi arrivati subito dopo che sono diventati
cittadini UE - assieme a Irlanda e Svezia - con un numero iniziale di lavoratori
arrivati che superavano largamente le previsioni del governo.
Tutti assieme, oltre 875.000 nuovi europei hanno richiesto lavoro in GB nei
quattro anni dell'unione dei loro paesi alla UE.
Ma con la sterlina più debole e l'alta disoccupazione, ora la Bretagna appare
meno attraente per chi cerca lavoro dal "nuovi" stati membri, con solo 40.000
richieste di registrazione lavoro in GB tra l'aprile e il giugno 2008.
L'erosione del valore della sterlina ha avuto conseguenze dirette per le
paghe dei lavoratori stranieri.
Gli immigrati polacchi di solito ottenevano 3.565 zloty dalle 500 sterline,
che avevano bisogno di spedire a casa per giustificare di lavorare in GB. Adesso
è meno del 40%, appena più di 2.100 zloty, secondo gli esperti citati dal
Financial Times.
Ma i lavoratori dai paesi come la Polonia, la Slovacchia o gli Stati Baltici
sono anche stati espulsi dalla riduzione del lavoro in settori come le
costruzioni, che hanno registrato un calo nei posti vacanti di circa il 13% tra
maggio e luglio.
Similarmente, i posti vacanti in ristoranti, hotel e negozi sono caduti del
9% nello stesso periodo, secondo il rapporto governativo.
Di Fabrizio (del 24/08/2008 @ 09:10:26, in casa, visitato 2942 volte)
caro Fabrizio, ti segnalo questo articolo pubblicato sul Venerdì di
"Repubblica" del 22 agosto: Dopo i mobili, ecco le case da montare.
Potrebbe diventare un sistema interessante non solo per Rom e Sinti stanziali ma
anche per tutti noi!
ciao, Maria Grazia Dicati
Dopo i mobili, ecco le case da montare. Ma comprarle è una lotteria.
di Riccardo Staglianò
Costruite con criteri ecologici e democratiche, si assemblano in un giorno,
hanno tutti i comfort e prezzi competitivi. Nate in Svezia, ma arrivate anche in
Gran Bretagna, sono richiestissime. Tanto che, per acquistarne una, bisogna
partecipare a una riffa

Vivere in una casa Ikea nel senso dei muri, non dei mobili. Dal contenuto
al contenitore è un trasloco anche linguistico. E infatti, entrando in
questi sessantadue metri quadrati inondati di luce con il Baltico che scintilla
in lontananza, non ti senti intrappolato nelle pagine del catalogo
dell’arredamento globalizzato.
La teoria di base è la stessa: bel design a prezzi accessibili. Ma la
prassi è diversa e ognuno di questi Bo Klok (in svedese «vivi con
intelligenza»), i prefabbricati più insospettabili e affascinanti del mondo, fa
storia a sé.
«Solo la cucina e un paio di pezzi sono Ikea» spiega la biondissima Joanna, al
quarto mese di gravidanza, mostrandoci le tre stanze, «tutto il resto l’abbiamo
comprato altrove». «Più bellezza per tutti» è sempre stato il programma
estetico-elettorale del fondatore Ingvar Kamprad. Che nel ‘96 ha deciso di
traslare la sua filosofia nell’edilizia. E, invece di chiedere agli architetti
da che parte cominciare, ha interpellato l’ufficio statistico nazionale. Kamprad
ha scoperto così che nelle grandi città i due terzi delle famiglie (oggi a
Stoccolma sono l’85 per cento) erano formate da una, due, massimo tre persone.
Cosicché le abitazioni in circolazione, ancora concepite per una natalità
subequatoriale, risultavano grandi, inabbordabili, vuote. «Il passo successivo»
spiega Martina Holtz, che lavora nel team dei designer che perfezionano le varie
soluzioni abitative, «era fissare il prezzo giusto. Abbiamo scelto come salario
di riferimento quello di un’infermiera con un figlio a carico. Dai nostri
calcoli l’affitto che può permettersi senza troppi sacrifici è oggi di 550
euro». Ovvero la cifra che un inquilino di una Bo Klok base, cinquanta metri
quadrati, deve pagare per una specie di super-condominio che comprende luce,
acqua e tutto il resto. Oltre ai 50 mila euro iniziali per comprare la proprietà
dell’edificio. Ci sono poi i tagli da 62, 73 e 144 metri, con un tariffario che
cresce di conseguenza. «A ciascuno secondo i propri bisogni, da ciascuno secondo
le proprie capacità»
sembra il sottotesto di un sistema che ricorda più una lezione in
socialdemocrazia scandinava che in urbanismo.
Nei mesi scorsi le casette in legno sono sbarcate anche in Gran Bretagna, un
centinaio di appartamenti sui 3500 assemblati in totale, a Gateshead, vicino
a Newcastle. «Ci espanderemo anche nel resto d’Europa» dice Holtz, «ma abbiamo
bisogno di partner immobiliari locali. Dall’Italia sono arrivate varie offerte,
ma siamo ancora in una fase di perlustrazione».
I Bo Klok non sono prefabbricati che compri e metti dove vuoi...
continua su
Repubblica
CASA & DESIGN
Di Fabrizio (del 25/08/2008 @ 08:47:21, in casa, visitato 2930 volte)
Da Roma_Francais
BOBIGNY, 22 agosto 2008 (AFP) - Un progetto d'inserimento sociale e professionale è stato proposto a 24 delle 150 famiglie rom del campo di Saint-Ouen (Seine-Saint- Denis), le altre sono state invitate a lasciare la Francia, si è appreso venerdì dal sotto-prefetto del distretto.
"Abbiamo trattenuto 24 famiglie, cioè più di uno centinaio di persone, per rientrare in un progetto d'inserimento sociale e professionale", ha chiarito ad AFP il sotto-prefetto Olivier Dubaut, spiegando che "occorre che questo tipo d'inserzione locale resti a dimensione umana perché l'inserimento funzioni". Altre sette famiglie, "che presentano problemi sanitari", saranno "prese in carico in modo umanitario", ha aggiunto Dubaut. "Le 24 famiglie selezionate dovrebbero potersi installare con le roulottes il 1° settembre su un terreno di Saint-Ouen appartenente alla Rete Ferrata di Francia (RFF), prima di integrare bungalow che saranno situati allo stesso posto", ha precisato. Il sotto-prefetto ha fatto la sua scelta tra le 94 situazioni familiari riportate dagli assistenti sociali incaricati di incontrare le famiglie volontarie. I Rom selezionati sono stati scelti sulla base di diversi criteri: padronanza della lingua francese, sforzo nella scolarizzazione dei bambini, capacità di maneggiare uno dei 62 mestieri aperti ai Rumeni e ai Bulgari dal 1° gennaio 2007. Secondo Dubaut, 663 persone vivono sul più grande terreno di Francia, costituito da un edificio abbandonato e da accampamenti di baracche in legno e lamiere insalubri, senza acqua né elettricità.
Da
Chiesa Evangelica Zigana in Italia
Lettera aperta per le richieste negli ultimi anni
Vicenza, 24 gen. 08
Gentile Sotto segretario Lucidi,
La Missione Evangelica Zigana (M.E.Z) è un ente morale senza scopo di
lucro[1] legalmente riconosciuta dal governo italiano.
Diffusa in Italia intorno agli anni 80, la M.E.Z trovò il proprio impulso nel
risveglio religioso francese nel 48, opera che non si è mai arrestata, e che
oggi risulta essere altamente diffusa in tutto il territorio nazionale con lo
scopo di raggiungere in particolare le popolazioni sinte e rom ma offrendo il
messaggio evangelico a tutte le persone che si vogliono avvicinare al signore
senza alcuna distinzione. In questi vent’anni moltissime persone si sono
convertite al vangelo partecipando assiduamente ai culti religiosi.
La Missione oltre a svolgere il suo compito religioso e spirituale per mezzo
della parola di Dio si è dimostrata efficace anche dal punto di vista sociale,
poiché numerosi sinti e rom attraverso la fede sono riusciti ad esercitare un
riscatto morale all’interno della società.
Molti membri della Missione stanno iniziando personalmente un impegno per
contrastare le discriminazioni subite dalle popolazione sinte e rom, la finalità
è la costituzione di organizzazioni senza scopo di lucro con l’obbiettivo di
rendere le società sinte protagoniste sociali pensanti, anche attraverso la
promozione di politiche di interazione, di partecipazione diretta e di
mediazione culturale.
Negli ultimi anni la Missione si è trovata sempre in piu’ difficoltà nel
reperire delle aree in tutt’Italia di sempre maggiori dimensioni dove poter
svolgere i propri convegni religiosi. Attualmente la M.E.Z ha raggiunto i sinti e
i rom in tutt’Italia, la partecipazione è molto ampia e moltissime famiglie
raggiungono i convegni anche facendo tantissimi chilometri. Tali importanti
momenti di preghiera ed incontro prevedono l’installazione di un tendone e
l’accoglienza di roulotte e camper di fedeli provenienti da diverse parti
d’Italia.
Pur avendo i permessi per professare il culto, innumerevoli sono gli ostacoli
che quotidianamente troviamo presso i comuni che spesso non ci autorizzano l’uso
di terreni comunali o privati per i convegni evangelici. L’esistenza di un
pregiudizio diffuso nei confronti dei rom e sinti induce spesso le Istituzioni
Locali a fare degli accostamenti generalizzati di un intero gruppo etnico con
determinati fenomeni di criminalità, un pregiudizio che sostanzialmente ostacola
la concessione dei permessi. In Francia la M.E.Z è supportata dal Governo
francese che offre l’uso di aree aereoportuali dimesse per poter svolgere i
convegni religiosi e permettere a tutti di partecipare ai raduni spirituali. Con
la presente vorremmo sensibilizzare le autorità competenti affinché agevolino la
nostra opera di evangelizzazione. In particolare chiediamo che i Prefetti possono
intervenire sui Sindaci affinché sia garantito ai sinti e ai rom il diritto di
professare liberamente la religione evangelica.
In attesa di un Vostro riscontro, porgiamo i più cordiali saluti
Davide Casadio e Elvis Ferrari
M.E.Z (Missione Evangelica Zigana)
Di Fabrizio (del 26/08/2008 @ 09:04:04, in scuola, visitato 2021 volte)
Da
Mundo_Gitano
ETNIAS DE COLOMBIA - ACTUALIDA ETNICA Il significato dell'educazione
etnica per la Colombia
Por: María Fernanda Garzón Arias (Guiaacademica.com)
Bogotá, 21 /08/2008. Indigeni, afrocolombiani e gitani compongono la
ricchezza intangibile del paese, nondimeno, la discriminazione ha segnato la
convivenza di questi popoli, a tal proposito lavorano iniziative accademiche.
Con l'arrivo di Cristoforo Colombo nel 1492, l'America divenne una terra
colma di ibridi culturali tra nativi, mori, spagnoli, gitani ed africani.
La conosciuta epoca della "conquista" per qualcuno non fu niente più che
un'invasione nelle credenze autoctone, per cui le comunità indigene trovarono la
forma di mantenere la loro essenza e reinventarono la forma di convivere,
attraverso le difese indigene o le kumpanias (gli spazi urbani dove vivono i
rom).
Secondo il Dipartimento Amministrativo Nazionale di Statistica (DANE), sulla
base del Censimento realizzato durante il 2005, i gruppi etnici che tuttora
permangono sono:
- Indigeni, che corrispondono a circa il 3,43% della popolazione
nazionale.
- Afrocolombiani, con circa il 10,62%, incluse le comunità razziali di San Andrés y Providencia
e quella di San Basilio de Palenque.
- Rom o gitani, che corrispondono allo 0,01%.
Sin dall'arrivo degli europei, la Colombia ha guardato con malcelata
superiorità a questi popoli ancestrali, come dimostrato dalla Legge 089 del 25
novembre 1890, che determinava "che i 'selvaggi' dovessero essere ridotti a
incorporarsi nella vita civilizzata".
Con la Costituzione del 1991 si riconobbe l'importanza di queste comunità
minoritarie nella conformazione di un paese plurietnica e perciò furono
elaborati vari articoli per proteggere l'integrità culturale e patrimoniale
della nazione.
Però, Gloria Amparo Rodríguez, professoressa e studiosa della Facoltà di
Giurisprudenza dell'Università del Rosario, afferma che queste parole sono
rimaste sulla carta e non sono diventate realtà.
"Considero che manca il riconoscimento (di queste comunità), ed inoltre, di
strategie accademiche e del Governo per preservare l'essenza etnica", aggiunge.
Sulla base di questo panorama, varie istituzioni educative superiori han
deciso di prendere misure a proposito.
Per esempio, l'Università del Rosario ha un programma di borse di studio
destinate a coprire il 90% delle spese di una matricola appartenente ad una
comunità etnica.
In questo senso, Rodriguez spiega che aprire questo spazio non è stato un
compito facile perché l'incontro di due culture è complicato da assumere.
"All'inizio l'impatto di vedere gli indigeni nell'università, non era così
semplice, incluso per i professori; ad esempio, un giorno un docente mi disse
che uno studente aruhaco stava prendendo coca in classe, riferendosi
all'utilizzazione del
poporo (implementando in una forma dove si mescolano varie
sostanze organiche e che tiene un significato vitale) invece dei quaderni per
plasmare le sue conoscenze", commenta.
Così Rodriguez ha deciso di fondare la Cattedra Viva Interculturale, che
intende mostrare la cultura etnica agli studenti tradizionali.
"Impariamo molto sulle comunità minoritarie, in questa materia ogni studente
etnico ci mostra come pensa, vive e percepisce il mondo, perché sono le altre
conoscenze, quelle dei nostri antenati, che dobbiamo conoscere", sottolinea.
Nel contempo, l'Università in collaborazione col Ministero degli Interni
accoglie queste comunità nella pre-università, dove ricevono consigli per
scegliere la carriera che più si adatta al loro profilo.
"E' un'opportunità di crescita accademica tanto per gli alunni delle etnie
che per quelli tradizionali", spiega Myriam Ochoa, decana della Facoltà di
Educazione.
Come recita uno dei punti del Piano Decennale di Istruzione, è necessario
generare "autonomia per il riconoscimento della diversità culturale e del
rispetto per la differenza, guardando alla convivenza pacifica".
Gli studenti parlano
Kasokaku Busintana, alunno aruhaco, arrivò dalla Sierra Nevada di Santa Marta e
cercare strumenti validi nella società attuale per aiutare la sua comunità.
Spiega: "Lavoro e progetti ambientali, guardando al cammino politico e sociale
per proteggere i patrimoni vivi che siamo noi popoli indigeni".
Kasokaku che attualmente frequenta il settimo semestre di Giurisprudenza
dell'Università del Rosario, afferma che nell'università ha trovato spazi per
insegnare la sua cultura.
"E' importante che la società capisca che la Colombia è un paese di differenze,
di comunità multiple; non è come una mostra del museo, giorno a giorno si lavora
duro perché sia una realtà e non qualcosa di fittizio", enfatizza.
Nella stessa maniera Arukin Torres, studente di Relazioni Internazionali
all'Università del Rosario, riferisce come l'istituzione si è convertita in un
luogo di interscambio o "baratto" di conoscenze.
"Sono venuto a costruire un mutuo conoscimento di permanenza culturale per
tracciare un cammino definito per i nostri popoli. (...) Perché, come dice mia
mamma: gli uccelli possono cambiare le piume ma, mai il canto", aggiunge.
Di Fabrizio (del 26/08/2008 @ 13:07:11, in casa, visitato 1683 volte)
Da
La Repubblica Rom: non solo campi nomadi, la storia di Orhan e Jasa
La famiglia Ibraimov è uno dei primi nuclei che ha ottenuto un alloggio
popolare grazie al "progetto rom" del Comune. Un'iniziativa, tra le poche in
Italia, che cerca di integrare i rom affrancandoli dalla logica
dell'assistenzialismo
di Benedetta Pintus

Nell'Italia dell'emergenza sicurezza la parola rom è diventata sinonimo di
criminalità e disprezzo per le regole, ma il calore di una famiglia come quella
di Orhan e Jasa spazza via ogni pregiudizio. Il loro piccolo e accogliente
appartamento di via Navetta è lontano anni luce dallo stereotipo dello
zingaro che vive di furti ed elemosina rifugiandosi in un campo nomadi alla
periferia della città. Quelle quattro mura colorate da soprammobili di
porcellana e innumerevoli mazzi di fiori variopinti sono il simbolo
dell'integrazione e raccontano una storia iniziata in Macedonia e finita a
Parma. Dove i coniugi Ibraimov, dopo una vita di stenti tra accampamenti
abusivi, edifici occupati e roulotte, grazie al "progetto rom" del Comune, sono
riusciti a ottenere un alloggio popolare per potersi finalmente stabilire e
crescere in serenità i propri figli.
Madre e padre sono poco più che trentenni, ma le loro spalle portano il peso di
anni di sacrifici, celati in fondo allo sguardo stanco di Jasa. "Per me –
racconta - arrivare al campo di strada del Cornocchio è stato come entrare in
albergo, perché dopo aver vissuto in mezzo alla strada tutto mi sembrava un
lusso". Anche se all'inizio mancavano l'acqua e il riscaldamento. "C'era freddo
da morire". Ma sempre meglio che dormire in macchina con i bambini piccoli e
affamati in attesa che il padre torni dal lavoro. Mai fatto l'elemosina? "Io
sono un lavoratore – risponde Orhan – non sono venuto qui per mendicare".
Altrimenti sarebbe rimasto in Macedonia, il suo paese d'origine, dove aveva una
casa ma, in quanto rom, era comunque discriminato. "Nel nostro Paese i rom sono
costretti a vivere in case pericolanti, dove intere famiglie dormono in una sola
stanza. Mio padre, pensionato, riceveva dallo stato un contributo di 15 euro al
mese. Quella non è vita". Trovare un impiego per Orhan era diventata un'impresa
impossibile, così nel 1996 ha deciso di emigrare in Italia con Jasa in cerca di
fortuna.

La prima tappa è stata in un campo nomadi di Foggia, dove nel 1998 è nato
Gelo, il loro primo figlio. Anche in Puglia, però, trovare lavoro non è facile,
perciò i due si spostano con il bambino verso nord e finiscono in un
accampamento abusivo in riva a un fiume a Marano di Basilicanova, che presto
viene sgomberato. Da quel momento Orhan e sua moglie cercano rifugio in una
scuola occupata da altri immigrati e poi nell'ex villa Maghenzani, dove vivranno
per tre mesi. Intanto Jasa ha dato alla luce altri due bambini, Leonardo e
Bernando, con cui, infine, nel 2002 arrivano al campo nomadi di Parma. Da qui
gli Ibraimov fanno domanda per l'assegnazione di una casa popolare tramite il
"progetto rom" dei servizi sociali.
Si tratta di un'iniziativa portata avanti dal Comune con l'obiettivo di
affrancare i rom dalla logica dell'assistenzialismo. "Cerchiamo di superare il
concetto di campo nomade", spiega il coordinatore del progetto Vito Verrascina.
"Anche perché negli anni i rom in Italia hanno fatto un percorso che li ha
trasformati da nomadi a stanziali. Solo alcuni si spostano per difficoltà o
problemi legali. In molti casi sono i rom stessi a chiedere di poter andare a
vivere in un appartamento".
Orhan aveva tutti i requisiti per ottenerlo: una famiglia numerosa, un permesso
di soggiorno, la residenza da più di due anni, un lavoro continuativo. Il sogno
di trovare un rifugio stabile si è realizzato nel 2005. "Siamo stati la seconda
famiglia ad andare via dal campo. Ora non torneremmo mai a viverci". Secondo
Jasa la situazione è molto peggiorata rispetto a prima: "Quando ci vivevamo noi
c'erano regole più severe. Per qualsiasi cosa bisognava chiedere il permesso al
Comune. Ora invece chi ci abita fa tutto quello che vuole: si rubano anche le
cose tra loro". Molti rom non vogliono stare in appartamento "perché
preferiscono essere liberi e non avere regole da rispettare. Vogliono fare
feste, grigliate, ascoltare la musica a tutto volume fino a tardi. Il nostro
scopo, invece, da quando siamo arrivati in Italia era quello di trovare una
casa".
Oggi Orhan si sveglia ogni mattina alle sei: lavora da quasi sette anni come
operaio nell'impresa di costruzioni Pizzarotti. Sua moglie Jasa si occupa della
casa e dei bambini, che frequentano la scuola elementare: Gelo ha ormai dieci
anni, Leonardo otto e Bernando sette. La loro è una famiglia come tante, che tra
prezzi in aumento, conti da pagare e visite mediche, cerca di arrivare alla fine
del mese con un solo stipendio. "Per la scuola si spende tanto", si lamenta Jasa.
Ma sorride quando Bernando mostra con orgoglio il suo nuovo zainetto di
Superman. Poi il suo sguardo si fa di nuovo preoccupato. "Ora basta bambini. I
bambini costano", dice ricordando con sofferenza i suoi due aborti, l'ultimo due
anni fa. "Le famiglie numerose – spiega Verrascina - sono frequenti tra i rom.
Spesso i figli vengono usati come strumento per ottenere agevolazioni".
"Molti bambini rom disturbano. Fanno chiasso, chiedono l'elemosina", ammette
Orhan. "Ma non è colpa loro. E' colpa dei genitori", gli fa eco Jasa, che
racconta le difficoltà che ha incontrato dopo il trasloco a causa dei
pregiudizi. "Nessuno ci salutava, c'era molta diffidenza. Parlavano alle nostre
spalle e i bambini non potevano neanche giocare in giardino. Una volta i vicini
si sono lamentati perché c'era qualcuno che suonava continuamente i campanelli e
loro hanno subito accusato ingiustamente i nostri figli". Addirittura una volta
qualcuno ha telefonato l'Acer, l'azienda che gestisce gli alloggi popolari,
dicendo che in casa Ibraimov si nascondevano famiglie di clandestini. A quanto
pare per qualche inquilino del quartiere il solo fatto di avere origini rom è
più che sufficiente per sospettare che dietro la facciata di una famiglia per
bene si nasconda un covo di criminali. "Il problema – dice Orhan – è che basta
il cattivo esempio di uno per gettare cattiva luce su tutti. Ma i rom non sono
tutti uguali".
A poco a poco, però, la situazione è migliorata. Gelo, Leonardo e Bernando
giocano tranquillamente sotto casa con gli altri bambini di via Navetta e
qualche vicino invita anche Orhan e Jasa a prendere un caffè. "Ora - dice lei -
salutano anche i bambini, ma io continuo a non parlare con nessuno. Certa gente
è peggio degli zingari".
(25 agosto 2008)
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