Da
NO(b)LOGO -
Jan. 19th, 2012 at 3:49 PM
Oggi Andrea Cuomo de ilgiornale.it pubblica una NON notizia :
Quella rete di coperture tra rom che frena le indagini
Nell'articolo non un solo fatto ma una tesi finalizzata ad alimentare l'odio
razziale: i rom sono omertosi e delinquono proteggendosi tra loro.
Un articolo tanto più odioso quando a Torino sono la magistratura e le forze
dell'ordine che si rendono conto che la possibilità di chiamare alla propria
responsabilità gli italici autori del pogrom della Cascina Cantinassa è impedita
da:
Un muro di omertà sul rogo delle Vallette - stampa.it
(vedi anche
QUI ndr.)
Ma occorre entrare nel merito dell'articolo di Andrea Cuomo per rendersi conto
di come, per il giornale, vada versato veleno sulla base di niente se c'è una
campagna di disinformazione da mandare avanti.
L'articolo ovviamente parte dalla giusta ondata di sdegno derivante dalla
barbara uccisione del vigile Savarino con l'evidente proposito di alimentare
l'odio razziale, ma invece di raccontare i fatti di milano rinvanga l'episodio
simile dell'omicidio stradale di Quarto Oggiaro di qualche mese fa.
Al giornalista non passa proprio per la testa di ricordare che nel doloroso caso
di Milano gli omicidi sono stati assicurati alla giustizia in tempi rapidissimi
proprio grazie alla collaborazione del uomo investito per primo, rom calabrese,
e degli altri della comunità di giostrai che erano presenti.
LA TESTIMONIANZA - Gli investigatori sono arrivati ai sospettati anche grazie
alla testimonianza dell'anziano giostraio colpito di striscio dall'auto poco
prima della tragedia di giovedì. Agli agenti della polizia locale avrebbe
fornito il numero di un cellulare di uno dei due. Hanno messo sotto controllo le
celle telefoniche e hanno intercettato alcuni messaggi importanti per
l'indagine.
(c'è perfino un altro articolo de ilgiornale che racconta come ci sia sta
collaborazione nei campi rom).
Non passa neanche l'idea di confrontare l'episodio con quello dei giovani di
Aosta, identificati dopo un mese e mezzo
dall'omicidio stradale di Caselle cui
erano colpevoli.
Ma prima di approdare ad Aosta, nel garage dove era nascosta la Clio modello
Ventesimo Anniversario, gli agenti della polizia municipale hanno seguito tante
piste fasulle. Almeno quaranta controlli a vuoto: segnalazioni anonime ma
«potenzialmente attendibili». E «informazioni confidenziali». Blitz in campi
nomadi, carrozzerie, sfasciacarrozze, discariche. Dopo l’incidente sono arrivate
4 lettere misteriose. Una firmata da «Anonimo 66», spedita da fuori Torino. Una
signora di Grugliasco, convinta di aver trovato il pirata, «denuncia» il suo
vicino di casa: «Ha un ritmo di vita anormale, dorme di giorno e vive di notte.
Ha un amico con una Clio nera». Tutti vicoli ciechi.
Mica si ricorda il giornalista che all'arresto di Romulus Mailat
si arrivò
grazie alla testimonianza di una romnì del campo Tor di Quinto.
Ma la vera chicca dell'articolo è ritirare in ballo l'episodio della Caffarella
ed i nomi di
Alexandru Isztoika Loyos e
Karol Racz.
Al giornalista mica viene in mente di controllare l'esito del giudizio o gli
archivi del suo giornale. Gli basta RI-SBATTERE il MOSTRO in prima pagina.
Allora ricordiamo al giornalista che i due poveri diavoli da lui tirati in ballo
erano INNOCENTI e sono stati assolti per l'episodio.
Ed anche ai fini delle tesi razziste del giornalista l'episodio non va bene, il
povero Karol Racz fu ritrovato dalla polizia quando tutti lo indicavano come il
"mostro faccia da pugile" proprio in base
alla civica segnalazione della
comunità rom di Livorno che gli dava ospitalità.
Ovviamente il giornalista è molto più garantista quando gli imputati non sono
Rom, e magari gli passano lo stipendio.
Per futura memoria, anche nel caso che Loyos e Racz vogliano chiedere
spiegazioni al giornalista ed alla testa, una
copia conforme della pagina è
stata salvata.
All'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito un pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.
Venne alla spiaggia un assassino
due occhi grandi da bambino
due occhi enormi di paura
eran gli specchi di un'avventura.
E chiese al vecchio dammi il pane
ho poco tempo e troppa fame
e chiese al vecchio dammi il vino
ho sete e sono un assassino.
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
non si guardò neppure intorno
ma versò il vino e spezzò il pane
per chi diceva ho sete e ho fame.
E fu il calore di un momento
poi via di nuovo verso il vento
poi via di nuovo verso il sole
dietro alle spalle un pescatore.
Dietro alle spalle un pescatore
e la memoria è già dolore
ed è il rimpianto di un aprile
giocato all'ombra di un cortile.
Vennero in sella due gendarmi
vennero in sella con le armi
chiesero al vecchio se lì vicino
fosse passato un assassino.
Ma all'ombra dell'ultimo sole
s'era assopito il pescatore
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso
e aveva un solco lungo il viso
come una specie di sorriso.